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Giorgio La Pira e il suo messaggio profetico

Lo scorso 8 marzo la canonica rinascimentale della chiesa di San Biagio a Montepulciano ha ospitato un incontro assai partecipato su Giorgio La Pira, in quanto testimone di democrazia, giustizia e pace. Ospite d’eccezione don Bruno Bignami, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale sociale e il lavoro della CEI, che già diverse volte ha visitato la città del Poliziano. Questo incontro – fortemente voluto dalla Parrocchia di Montepulciano, dall’Azione Cattolica diocesana e dall’ufficio diocesano di pastorale sociale – è stato inserito nell’ambito del «Progetto Cittadinanza 3.0» che si sta portando avanti per evitare quell’indifferenza che ha colpito l’Italia e l’Europa nella partecipazione alla vita democratica e civica di questa parte del mondo. Un’indifferenza che non può lasciare indifferenti i cristiani, chiamati – secondo la dottrina sociale della Chiesa – a partecipare fattivamente alla vita politica del proprio Paese. Presente all’incontro anche l’assessore all’associazionismo e alle attività produttive del Comune di Montepulciano Alberto Millacci, che ha seguito anche il primo appuntamento dell’iniziativa.

La Pira e le quattro «P»
Punto saliente della relazione di don Bignami, che ha introdotto l’incontro prima della suddivisione in due gruppi di lavoro, è stato elencare le quattro «P» che hanno caratterizzato la vita del «sindaco santo» originario di Pozzallo, in Sicilia. Poveri, professione, politica e pace i punti cardine della vita e dell’opera di Giorgio La Pira, che per motivi di studio ha lasciato la propria terra per approdare a Firenze, città – da lui definita – «vocata alla bellezza e alla pace». La vocazione di una città, infatti, secondo La Pira – a detta di Bignami – determina il modo di agire stesso della politica e dei suoi cittadini, che devono partecipare attivamente al sociale di una comunità. «La vocazione di un territorio, per la politica – ha precisato Bignami– deve guardare avanti, deve volgersi verso il futuro, non limitandosi soltanto al tempo presente. La vera politica è orientata al futuro, senza sfuggire il presente. Era la consapevolezza di Giorgio La Pira. Lo è stata per tutta la vita, anche quando non venne pienamente compreso dal suo stesso partito». Ma oltre alla politica, uno dei temi portanti dell’azione del sindaco fiorentino fu l’opzione per i poveri, che divennero occasione di ascolto lungo tutto il suo mandato. Proprio l’ascolto – insieme alla preghiera quotidiana e costante – fu l’asse portante dell’azione di La Pira, riversata nella politica, che vedeva come l’arte del coinvolgimento nella «cosa pubblica». A tal proposito si è parlato proprio dell’articolo primo della Costituzione, nella quale La Pira incise profondamente il suo pensiero: il lavoro come arte che nobilita l’uomo e lo rende partecipe dell’«affare democratico». «Il lavoro» ha precisato don Bignami, «non i lavoratori come avrebbe voluto Togliatti».

La pace organizzata
La pace! Per La Pira la pace era tutto. Sosteneva – ha specificato don Bignami – che «ogni sindaco deve diventare artigiano di pace. Per il sindaco di una delle città più belle del mondo, la pace era vocazione universale. E come si organizza la guerra – anche la guerra oggi in corso – così anche la pace necessita di organizzazione. Da quell’idea nacque lo spunto di convocare a Firenze, città della bellezza, i colleghi sindaci del Mediterraneo, per parlare, discutere, conoscersi. Nonostante il credo religioso professato, nonostante l’appartenenza politica, nonostante le azioni diverse che ogni sindaco può intraprendere». Se non c’è gente che organizza la pace – era il pensiero di La Pira – la guerra avrà forzatamente la supremazia. Diversi quindi gli interventi che si sono succeduti dopo la suddivisione in due gruppi, nei locali riscaldati della Canonica di San Biagio, gentilmente messi a disposizione della Parrocchia poliziana. Un sindaco «attuale» ha detto qualcuno; un sindaco «organizzato per la pace» ha detto qualche altro. Un sindaco «che ci insegna cosa fare oggi» ha detto una partecipante «e che andrebbe sempre più riscoperto». Un sindaco innamorato della sua città, Giorgio La Pira, come dimostra la vicenda conosciuta della «Nuova Pignone» e dell’amicizia con l’industriale Mattei, per la costruzione di pompe per l’estrazione del petrolio. Un sindaco diventato «toscano» che ha fatto dell’arte politica l’occasione per la santificazione personale e altrui. Un viaggio alla riscoperta di coloro – e tra questi La Pira – che furono una generazione di statisti senza nemmeno sapere di esserlo quando, poco più che trentenni, misero mano alla futura Carta costituzionale dell’Italia repubblicana. Un debito per il quale, ciascun italiano – e i presenti domenica pomeriggio a Montepulciano, in San Biagio – deve essere eternamente grato.